Cambiare lavoro: il lavoro perfetto esiste

on BLOG, career coaching, carriera, coaching 15 apr, 2013

Cambiare lavoro: il lavoro perfetto esiste

La ricerca del lavoro perfetto: un’astrazione, una fantasia o un concetto concreto?

Il lavoro perfetto non è quello che inseguiamo perché remunerativo, ben retribuito, alla moda o quello verso il quale società o famiglia ci spingono più o meno subliminalmente da sempre. No, il lavoro perfetto è quello che rispecchia i nostri valori, il nostro carattere, i nostri ideali, la nostra unicità.

Dunque, stiamo parlando di un concetto tanto concreto quanto personale, che rende la ricerca del lavoro un’attività complessa e affascinante.

Ogni individuo ha un carattere, delle potenzialità, dei punti di forza, che lo rendono unico ed il “lavoro perfetto” è semplicemente quell’occupazione che permette al maggior numero di questi elementi o tratti caratteriali di esprimersi. Ve lo dice un coach, ma ve lo confermano anche numerose ricerche internazionali.

Gran parte delle frustrazioni legate al lavoro (lo ho già detto altrove nel mio blog) nasce dalla distanza tra ciò che facciamo e ciò che siamo, che vogliamo e sappiamo naturalmente esprimere. Quindi, smettiamo di sognare e – da soli o ancor meglio con l’aiuto di un career coach – analizziamoci, scopriamoci, individuiamo i cardini attorno ai quali la nostra carriera deve ruotare affinché il lavoro diventi una chiamata e non una corvée. Non sto parlando di teoria: da anni, le aziende più attente negli USA e nel Nord Europa effettuano una valutazione delle cosiddette competenze trasversali, un bilan des compétences, permettendo ai candidati di conoscersi meglio e di cercare l’occupazione che “allinei” le mansioni alla personalità, piuttosto che alle ambizioni più o meno legittime o sensate. Solo così cambiare lavoro può dare frutti e soddisfazione a lungo periodo e non diventare un film frustrante, che si ripete all’infinito.

Forse è un concetto un po’ duro, ma, parafrasando ciò che diceva Kennedy, non chiediamo al nostro lavoro di assomigliarci, ma cerchiamone attivamente uno che ci assomigli, dopo esserci conosciuti in profondità. D’altro canto, il coach, se non sprona e sfida, non dà risultati e non dimostra di essere un buon professionista!

Non nascondo che, in periodi di crisi come quello attuale, spesso ci si debba accontentare del primo/unico contratto disponibile; accettarlo è indiscutibilmente saggio. Però, sin dal primo giorno di lavoro, consiglio di approfittare dell’esperienza e del salario per iniziare un percorso di scoperta di sé e di ricerca o costruzione della propria carriera ideale. Non certo per attendere il termine del contratto o, ancor peggio, “la fine della crisi” in uno stato di depressione e sconforto, come accade spesso.
A tale proposito, aggiungo che la maggior parte delle qualità che permettono un successo professionale (empatia, capacità di lavorare in team, senso di appartenenza al gruppo, fiducia in sé, autostima…) si sviluppano durante l’infanzia e l’adolescenza. Nell’arco di questa quindicina di anni, una famiglia ed una scuola consapevoli ed attente alle predisposizioni e ai talenti dei bambini e degli adolescenti potrebbero svolgere un ruolo chiave: far acquisire consapevolezza e sicurezza nell’individuo, al punto da rendere studio e lavoro meno faticosi, più piacevoli, meno stressanti.

Nel mio prossimo post proporrò una lista di suggerimenti per coloro che vogliano contribuire al futuro successo dei propri bambini, siano essi figli o allievi.

Avete scaricato e letto il mio e-book gratuito “Costruisci la tua carriera ideale”?

Cosa avete imparato dagli esercizi proposti?

Con questa nuova consapevolezza, da uno a dieci, quanto siete pronti a cambiare lavoro?

  

  

  

  

  

Leave a Reply