Col coaching: dalle sabbie mobili al cambiamento

on BLOG, career coaching, coaching, trasformazione 29 gen, 2013

Col coaching: dalle sabbie mobili al cambiamento

Quante volte ci siamo trovati come nelle sabbie mobili? Eravamo coscienti della situazione, volevamo uscirne, le persone attorno ci invitavano a farlo, ma noi sprofondavamo sempre di più. Magari ci eravamo anche “psicoanalizzati” in profondità, alla ricerca di motivazioni, cause, precedenti. E di alibi. Ma di fatto continuavamo a sprofondare.

Ma perché ci si blocca? Perché talvolta non basta capire? Perché spesso decidere di fare il cambiamento non conduce all’azione? Generalmente, per paura di perdere quel poco che c’è di buono – talvolta solo l’abitudine o un’illusione di positività – nella situazione attuale. E perché?

Perché il cambiamento è per definizione foriero di instabilità e ignoto.

Questo è proprio il terreno del career coaching.
Mi diceva un amico medico che, persino dopo una malattia, i pazienti raramente cambiano stile di vita, pur conoscendo gli effetti di fumo, alcol, cibo non sano e di una vita stressante e sedentaria.

Ricordo tristemente un amico di famiglia che, dopo l’asportazione di un polmone a causa di un tumore, continuava a fumare in bagno, di nascosto. Potete immaginare come andò a finire. O penso al marito di una mia amica, che, nonostante l’aggravarsi della cardiopatia, continua a lavorare 14 ore al giorno.

Il medico mi ha parlato di statistiche che confermano che dopo pochi mesi da una brutta malattia, la maggioranza dei pazienti ritorna alle cattive abitudini, pur sapendo che esse stesse sono state responsabili del loro ricovero. Non è follia né autolesionismo: ciò avviene perché il solo rischio scampato non basta, il pensiero del “bisturi” ha effetto breve, la paura (della morte, in questo caso) è talvolta così disperata che la si evita,inibendo ogni cambiamento di abitudini.

Alcuni medici illuminati, però, hanno recentemente confermato ciò in cui i coach credono da sempre: invece di cercare invano di motivare i pazienti attraverso la paura della morte o dipingendo loro le conseguenze nefaste di taluni comportamenti, hanno ottenuto ottimi risultati parlando della loro esistenza una volta effettuato il cambiamento di stile di vita, una volta effettuata la virata. Fare passeggiate con il proprio cane, salire le scale senza problemi, correre la domenica con il proprio partner, riuscire a giocare con i propri figli o nipoti, vivere più a lungo, visitare posti nuovi, fare l’amore, leggere dei libri in più …

La luce è più utile del buio.

L’immagine di un piacere è più forte del terrore.

Rincorrere un piacere serve di più che evitare un dolore.
Gli effetti positivi di un cambiamento sono un driver estremamente più potente e duraturo del terrore: per tale motivo i career coach innanzitutto cercano le molle motivazionali del nuovo cliente, che diventano poi le fondamenta ed il faro del cambiamento. Piuttosto che concentrarsi e discettare sul colore, sulla taglia e sul numero dei “granelli della sabbia mobile” (leggi: delusione, solitudine, malattia, lavoro opprimente ecc.), conviene pensare a come sarà bello trovare un partner fedele, o vivere una volta guarito, o svegliarsi felici di un lavoro soddisfacente o vivere in un ambiente diverso.

Ecco il “compito a casa” di coaching: siediti comodamente in poltrona, al silenzio, da solo. Pensa e soffermati per un minuto sul tuo blocco e poi immagina la tua vita “dopo”, ovvero una volta che esso sarà svanito. Immaginala come se fosse un film: sensazioni, emozioni, colori, odori … Chiaro? Ora memorizza bene il piacere di questa visione e progetta i primi passi nella direzione del cambiamento. E quando ti sentirai stanco o sfiduciato, ripensa a questa visione: è il tuo amuleto.

  

  

  

  

  

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