Fortuna o sfortuna in un racconto di coaching

on BLOG, career coaching, coaching, successo 5 lug, 2013

Fortuna o sfortuna in un racconto di coaching

Da molti mesi non pubblico una storia di coaching. Oggi vi propongo un racconto sul successo, proveniente dalla tradizione taoista; esso può essere agevolmente utilizzato in una sessione di coaching.

Si intitola “Cavalli” e parla della saggezza insita nel saper attendere senza disperarsi e cogliere il lato positivo anche nelle situazioni più difficili. E nel non smettere mai di costruire il proprio successo e cercare nuove opportunità, anche quando si pensa di essere baciati dalla fortuna.

Questo racconto può essere utilizzato con coachee troppo impulsivi o influenzati dallo status quo o che necessitano di sviluppare una visione a più lungo raggio.

Cavalli

Tanti anni fa, nel nord della Cina viveva un modesto contadino.

Un giorno, tornò felice e soddisfatto dalla fiera del bestiame. Aveva difatti appena coronato il progetto per il quale aveva lavorato duramente per cinque anni: aveva acquistato una giovane e bella puledra.

Qualche giorno dopo, però, il suo unico cavallo scappò verso la vicina steppa, popolata da nomadi; tutto il villaggio ne restò addolorato ed i vicini vennero per giorni e giorni a compatire il contadino per la sua sfortuna. Il fattore, però, non si mostrava addolorato e, alzando le spalle, rispondeva imperturbabile che “come le nuvole nascondono il sole, ma portano la pioggia, così dalla sfortuna può nascere la fortuna”.

Tre mesi dopo, la puledra riapparve all’alba nella fattoria del contadino, gravida ed accompagnata da un meraviglioso stallone. Tutti i vicini vennero a congratularsi con il contadino, riconoscendogli di aver avuto ragione a non disperarsi: invece di una cavalla, ormai ne aveva tre. Poteva ritenersi ricco e lavorare meno.

Ma lui, imperturbabile, rispondeva che “le nuvole portano la pioggia benefica per i campi ma talvolta provocano anche disastrosi uragani. Allo stesso modo, dalla fortuna può nascere la sfortuna”. E continuava a lavorare duramente nei campi, esattamente come il giorno dopo aver perso la puledra.

L’unico figlio maschio del contadino trascorse dei mesi piacevolissimi ad addestrare lo stallone, ma un giorno cadde dal cavallo e si fratturò la gamba. I vicini compiansero il contadino, ma lui rispose a tutti solo così: “fortuna o sfortuna, chi può dirlo?”.

Pochi giorni dopo, scoppiò una guerra contro i mongoli e tutti i giovani abili furono mandati a combattere e, purtroppo, ben pochi tornarono a casa. Ma il figlio del contadino, grazie alle sue stampelle, non fu precettato e scampò al massacro.

Se tu fossi il contadino, in quale fase del racconto ti troveresti?

Cosa rappresenta per te la puledra?

Come puoi applicare la saggezza del contadino alla tua situazione?

Da uno a dieci, quanto sei simile al contadino? Cosa ti manca per arrivare a dieci?

  

  

  

  

  

3 Responses to “Fortuna o sfortuna in un racconto di coaching”

  1. Erika Licon scrive:

    I am definitely closer to the farmer, and gratefully always have been. After breaking pretty much every bone in my body and transcending every limitation that was imposed on me, including that I would not walk again, I became the farmer. Thank you for this delightful story!

  2. Dear Erika, thanks a lot for your intense comment and for sharing your story.
    All the best, Gianfranco

  3. […] vision, la lumaca subisce un incidente (ricordate “dalla fortuna può nascere la sfortuna” di qualche mio post fa?), che la rende velocissima, al punto da permetterle di superare le prove di ammissione ad […]

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