Hidden agenda

on BLOG, coaching, successo, sviluppo 29 mag, 2018

Hidden agenda

“I motivi di un uomo non sono belli da verificare” cantava Ivano Fossati. E i VERI motivi di un uomo sono alla base della cosiddetta hidden agenda, argomento così attuale nel mondo aziendale, nel privato e in contesti pubblici (consideriamo, a titolo di esempio, i recentissimi avvenimenti politici italiani…), che l’espressione è diventata rapidamente di uso comune in Italia e in altri Paesi non anglofoni.

Le definizioni di hidden agenda nei principali dizionari anglosassoni riferiscono di piani non rivelati, di secondi fini, di motivi nascosti dietro azioni e comportamenti: si parla di agenda nascosta quando un individuo non esprime ciò che realmente prova o intende dire e fare, reprimendosi e nascondendo sentimenti, problemi e atteggiamenti spontanei.

Il motivo di ciò? Le spiegazioni possono essere infinite: innanzitutto paura, presenza di una cultura del biasimo, un ambiente che rifiuta i rischi, una generalizzata mancanza di fiducia, un contesto che incoraggia o non scoraggia le critiche distruttive, basso livello di consapevolezza dell’effetto del proprio comportamento, minacce subite in passato, trascorsi più o meno traumatici… Ma qualunque sia l’origine del comportamento e l’ambiente in cui si manifesta, l’hidden agenda e l’inevitabile stress che essa comporta sono fortemente tossici sia per l’individuo che per il sistema stesso.

Il coach – non foss’altro per studio, esperienza e per la continua esposizione a contesti diversi – si trova spesso a gestire situazioni in cui è presente un’agenda nascosta, captandola in dettagli, in pattern tanto evidenti a occhi esterni quanto talvolta poco visibili a chi vi è immerso, in reticenze, tabù, in “strani” cali di efficienza e di progresso quando si trattano determinati argomenti, nella presenza di silos tra persone e reparti, nella non adesione a progetti accettati altrimenti a parole, in barriere comunicative, aggressività.

Torno su ciò che ho scritto poc’anzi: l’hidden agenda è tossica, in sé e nelle sue stesse manifestazioni!

Pertanto, la domanda-chiave è come rendere esplicita, come disinnescare l’agenda nascosta? Sul web e in libreria si trovano numerosi testi che ce ne forniscono le modalità (talvolta ingenue, per non definirle diversamente), passo per passo, nell’intento di semplificare il tema, per rassicurare il lettore e, credo, anche per tenere a bada lo stress di chi scrive. A mio avviso, senza ricette precostituite, in questi casi il coach deve “solo” e immediatamente dare mostra del famoso equilibrio tra backbone e heart (citando O’ Neill), sfidando lo status quo, facendo domande scomode, non mostrando alcuna compiacenza, né volontà di sminuire il problema (→ spina dorsale). Dovrà quindi far emergere il problema, partendo da ciò che sente e osserva, in modo tanto assertivo quanto rispettoso del contesto unico in cui si trova, anticipando il fine ultimo del suo impegno ed accompagnando i presenti in un percorso non facile di sviluppo (→ cuore).

E, per quanto il tema sia complesso e le resistenze forti, ciò che mi spinge a proseguire è la certezza che il coach, quando lavora sulle agende nascoste, sta facendo un grande, impagabile favore ai leader e all’organizzazione, contribuendo a trasformarla in un ambiente sano, coerente, in cui si possa essere onesti senza paura del ridicolo, del giudizio e della critica distruttiva. Un contesto, quindi, destinato al successo.

Gli obiettivi dell’organizzazione in cui operi sono in linea con le intenzioni dei suoi leader?

Ci sono programmi che devo essere rivelati, affinché l’azienda prosperi e cresca?

Qual è la tua hidden agenda? Se la annullassi, cosa guadagneresti?

  

  

  

  

  

Leave a Reply