I capi sono soli

on BLOG, career coaching, coaching, sviluppo 8 mar, 2016

I capi sono soli

Settimana di influenza = settimana di lettura.

A febbraio ho avuto la sventura di dover trascorrere una settimana a casa per l’influenza, cosa che mi ha concesso il lusso, nei giorni successivi all’acme, di dedicare ore ed ore alla lettura. E un libro che mi attendeva sullo scaffale da qualche mese era “I capi sono soli” di Fabrizia Ingenito, executive coach, divulgatrice, già Presidente dell’International Coach Federation Italia.

Innanzitutto una premessa: più che di un libro, che a prima vista potrebbe sembrare un manuale e che si autodefinisce già nel sottotitolo un “antimanuale”, si tratta di un concetto nuovo di scrittura. Fabrizia è infatti riuscita a riprodurre su carta la presenza di un corporate coach (creando un coach virtuale), che accompagna il lettore in un programma di coaching della durata di dodici settimane. E, per assicurare un filo diretto con i lettori che avessero bisogno di un confronto “più reale” e diretto e volessero fornire dei feedback, ella ha fornito anche un indirizzo mail a cui risponde personalmente.

Durante la presentazione del libro a Napoli lo scorso autunno, Fabrizia ha affermato che l’idea de “I capi sono soli” è nata da una sensazione ricorrente provata durante tante sessioni di corporate coaching: i capi sono e si sentono sovente soli, abbandonati a loro stessi, schiacciati dalle aspettative del top management e dalle proprie responsabilità, spesso senza aver avuto la possibilità di sviluppare anticipatamente quel bagaglio di soft skills e di competenze di  people management necessarie a gestire efficacemente persone, complessità, cambiamenti, motivazioni, demotivazioni, stress proprio e altrui… Ancora troppo spesso il coach è coinvolto in aziende che stanno già sperimentando difficoltà legate allo scollamento tra aspettative e reali competenze comunicative e relazionali dei capi. Quando si comincerà ad ingaggiare il corporate coach prima di realizzare promozioni da profili più tecnici ad altri maggiormente “manageriali”, anticipando in tal modo problemi e conflitti?

Pertanto, partendo da questi dati di fatto e per assicurare utilità al testo, la scommessa di fornire un accompagnamento di un corporate coach virtuale è vinta restringendo il campo di azione: l’autrice ha identificato nelle competenze comunicativo-relazionali l’area in cui maggiormente i capi riscontrano problemi e hanno bisogno di allenamento, accompagnamento e sviluppo. Questa delimitazione permette quindi di stabilire un vero e proprio dialogo col lettore – ovvero col coachee –, di proporre soluzioni, numerosi ed utili approcci, metodi ed esercizi, nonché tante domande da affrontare nel corso di tre mesi, al fine di riuscire ad avvicinare il coachee all’obiettivo che egli stesso ha identificato nel primo capitolo.

Come al solito, termino con alcune domande, questa volte non mie, ma di Fabrizia Ingenito e tratte dall’introduzione de “I capi sono soli”:

Vivete situazioni relazionali che vi stanno strette, sono scomode o faticose?

Percepite difficoltà comunicative?

Ci sono equivoci e conflitti?

Desiderate acquisire nuovi strumenti di comunicazione?

Vorreste vivere giornate lavorative umanamente più serene e soddisfacenti?

Sembrano non capirvi?

Allora avete senza dubbio bisogno di un coach! E “I capi sono soli” è il libro giusto per voi.

  

  

  

  

  

Leave a Reply