Il cambiamento profondo: il coaching trasformazionale

on BLOG, career coaching, coaching 10 lug, 2012

Il carer coaching trasformazionale

A cosa vi fa pensare questa foto? Ad un cambiamento profondo, ad una metamorfosi. Sappiate che, con il coaching, una tale trasformazione è possibile.

Ogni interazione di coaching si dispone su un continuum che va dal “performance coaching” (il coaching finalizzato al miglioramento di prestazioni ed azioni. In altre parole: il coaching sul fare) al “coaching trasformazionale” (il coaching incentrato sul cambiamento radicale, sull’evoluzione; Ovvero: il coaching sull’essere). Entrambi gli estremi di questo asse sono utili e necessari all’evoluzione del cliente e, a seconda del coachee, del momento e della sfida, il coach esperto si avvicinerà più ad un estremo o all’altro.

Il performance coaching permette al coachee di raggiungere delle prestazioni più elevate. Si crea una sorta di ambito di apprendimento, in cui le domande potenti e sfidanti ed i feedback sono alla base di un ampliamento della consapevolezza del cliente e del conseguente “movimento” del coachee al di fuori della sua zona di comfort.

Il transformational coaching (il career coaching appartiene a tale categoria), invece, si concentra sugli assunti di base del coachee, sui suoi valori, sui suoi schemi mentali, sulla visione che il cliente ha di sé, sul suo coraggio, sulle sue paure e sul suo scopo. Prendere atto ed assumersi la responsabilità di un cambiamento, ovvero di modificare questi fattori, richiede molto impegno per entrambi gli attori della relazione di coaching, ma il risultato lo ripaga ampiamente. Infatti, l’output di un percorso o di una serie di interazioni di coaching trasformazionale è un cambiamento profondo, una reale trasformazione. Per intenderci, qui non si parla si un nuovo make-up o di una nuova acconciatura, ma di una metamorfosi da bruco a farfalla, da girino a rana, da uomo a scarafaggio (sic), da scarafaggio a uomo (molto meglio …). Dopo un siffatto cambiamento, non si pensa come prima, non si agisce come prima, non si è più chi si era prima. La domanda alla base del coaching trasformazionale è “quali altre possibilità di essere ho a disposizione? Tra queste, quale scelgo?”

Data la delicatezza dell’argomento e l’impatto dell’intervento, la regola generale è di chiedere il permesso, prima di addentrarsi in una sessione di coaching trasformazionale. Il career coach, anche quando – attraverso un mix di esperienza, intuito e curiosità – si rende conto che c’è qualcosa sotto, non procede senza il consenso del cliente (che può ovviamente essere anche negato).

Nonostante – come affermato all’inizio del post – il coaching trasformazionale non sia “migliore” o più nobile del coaching di performance, il coach ha bisogno di maggiore esperienza per erogarlo. Principalmente perché gli si richiede di padroneggiare tecniche specifiche e di saper gestire le forti emozioni che il cambiamento radicale suscita inevitabilmente nel coachee.

Inoltre, vale la regola ovvia, generale e ragionevole che una guida può accompagnare solo in territori già esplorati: se il career coach non è sufficientemente “maturo” e non ha avuto la volontà ed il coraggio di affrontare e modificare i propri schemi e limiti, non potrà di certo aiutare il coachee a fare altrettanto.

Anzi: secondo me, non arriverà neanche ad intravedere la possibilità di una trasformazione.

Cosa ti incuriosisce del coaching trasformazionale?

Quali assunti di base ti limitano? Ci vuoi lavorare?

Quali altre possibilità di essere hai?

Quali preferisci alla tua attuale?

Quale scegli?

Sei pronto alla trasformazione?

  

  

  

  

  

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