Il coaching ai fornelli

on BLOG, coaching, team coaching 19 giu, 2014

Il coaching in cucina

Se dico “cucina” a cosa pensate?

A cuochi barbuti attorniati da modelle semi nude, gioia dei barbieri? Acqua!

A torte motorizzate di dodici piani, equipaggiate con sobri fuochi d’artificio? Acqua!

A piatti tirati in faccia ai concorrenti-complici, in spregio a qualsiasi elementare forma di rispetto e dignità? Ancora acqua!

So bene che la televisione ci condiziona tutti, ma la cucina è ben altro: è rigore, è innovazione, è pulizia, è igiene, è rischio, è consapevolezza, è gerarchia, è studio, è resistenza fisica (e non solo fisica). Mi sono avvicinato a questo mondo quasi per caso – grazie alla direzione di ReD – e, da coach, posso affermare che sono tante le metafore legate alla cucina e alla gastronomia che si adattano alla perfezione ad un evento di team building e ad un intervento aziendale outdoor. Questo spiega l’ampia offerta di “team building ai fornelli” e simili.

Cominciamo dalla brigata, così gerarchica, ma così strettamente interconnessa, che richiede nello chef spiccate doti di leadership. Poi le competenze di cura del dettaglio, di gestione dello stress e degli imprevisti (tanti, veramente tanti), di consapevolezza della qualità del prodotto e delle attese della clientela. E l’innovatività, immancabile. Inoltre, c’è un aspetto che caratterizza la cucina: si può prevedere e preparare tutto, ma sarà sempre e soltanto il cliente che deciderà se e a che ora entrare al ristorante e cosa ordinare.

Non sono Gualtiero Marchesi né Luigi Cremona, ma in tre anni nessuno dei tanti chef incontrati mi ha mai parlato di una delle tre occasioni accennate ad inizio post, né le ho mai riscontrate personalmente.

Cosa può fare un coach in cucina, quindi? Può organizzare team building o uscite aziendali, sfruttando uno o più degli aspetti appena menzionati, trasformando la cucina in una palestra di spirito di gruppo o di change management, di organizzazione di brigata o di gestione dello stress, di delivery rispetto al brief iniziale o di cura del prodotto finito. Sono realmente infiniti i paralleli e le situazioni possibili, che vanno dal momento di svago e socializzazione a puro stress test.

La gestione della seconda parte dell’evento da parte del coach richiede competenze mature di team coaching e un’accorta gestione degli auto-feedback e della restituzione dei feedback, al fine di massimizzare l’esperienza e di ricondurla a piani di azioni o comportamenti specifici e contestualizzati all’azienda cliente. Tanti sono stati negli ultimi dodici mesi gli eventi in cucina organizzati e gestiti da me e – anche grazie alla grande attenzione verso la cucina veicolata dei media – i risultati sia in termini di piani di azioni che di soddisfazione dei partecipanti e dei committenti sono stati sempre straordinari.

Cosa vi attrae di più della cucina? Per i maschietti: non accetto risposte sulle modelle! 😉

Quale analogia tra cucina e azienda è la più calzante?

Quale altra informazione vi serve per commissionarmi un evento di team building?

  

  

  

  

  

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