Il coaching e lo storytelling: il contesto

on BLOG, career coaching, coaching, racconti per il coaching 5 lug, 2012

Il coaching e lo storytelling

Prima di raccontarvi un’altra storia per il coaching, vorrei spendere qualche parola sull’importanza del contesto nello storytelling applicato al coaching.

Non solo il contenuto, ma anche la scelta appropriata del contesto della storia permettono al coachee di diventare il testimone di ciò che sta per ascoltare. Per tale motivo formule come “c’era una volta …” o lunghe pause prima di cominciare la narrazione sono comuni in tutte le storie: esse svolgono il ruolo fondamentale di rappresentare una transizione dalla realtà alla narrazione.

A proposito di transizione, sottolineo che, prima di cominciare a narrare durante una sessione di coaching, è utile chiedere al coachee il permesso per un racconto ed introdurne brevemente l’argomento. Senza questi due passaggi, il coachee non riuscirebbe ad immergersi nella storia; bensì sarebbe distratto nell’ascolto, domandandosi perché gli si stia raccontando una storia o cosa essa c’entri con lui.

Una volta effettuata la transizione, è necessario dipingere lo scenario ed il contesto della storia, coinvolgendo tutti i sensi del coachee, interessandolo e suggerendogli in maniera subliminale degli agganci con la sua “realtà vera”. Il buon narratore prima di narrare si domanda infatti quali sentimenti e quali sensi voglia ispirare nell’ascoltatore, come trasmettergli un senso di avventura, mistero e gioia, come venirgli incontro affinché possa agilmente visualizzare la scena, viverla. Ciò serve al coachee a tracciare poi le dovute analogie tra il narrato e la propria realtà, per trovare nuove soluzione al problema.

Talvolta, si trascorre più tempo a definire la scena che a raccontare la vera storia

Per accrescere il coinvolgimento del coachee ed assicurare il passaggio da un ascolto “da emisfero sinistro” ad uno “da emisfero destro”, anche la grammatica è utilizzata di proposito: il tempo passato descrive ciò che è successo prima dell’evento, ovvero il background. Il tempo presente descrive l’azione, la vera storia ed il passaggio dal passato al presente immette il coachee nel movimento narrativo.

Così, mediante una “storia per il coaching” ben articolata ed attinente al contesto del cliente, si riesce ad aggirare la logica del coachee stesso, accedendo alla sua immaginazione, che, inutile dirlo, è sempre molto ricca in soluzioni. La storia è un accesso diverso alle potenzialità del coachee, senza essere un insegnamento; per tale motivo non si termina mai con la “morale”. Il coach non ha consigli da dare né tantomeno si atteggia a maestro; propinare la morale sarebbe da una parte troppo semplice e dall’altra inutile, “prefabbricato” e teorico.

Ora vi propongo un bel racconto per il coaching. Buona lettura.

La candela

Si racconta di un giovane monaco che trascorre la giornata con un maestro e, quando arriva la sera, avviandosi verso casa, si accorge che è buio pesto.

Vedendolo indugiare, il maestro lo rassicura, dicendogli: “Non avere paura, ora ti do una candela”.

Così entra in casa, prende una candela accesa, la porge al giovane e, nel momento stesso in cui gliela consegna, la spegne. Il giovane, illuminato, ringrazia a se ne va.

Di seguito alcune domande di coaching:

–        Cosa rappresentano il maestro e il buio nella tua vita?

–        Qual è il tuo sentiero?

–        Qual è la tua luce?

–        Com’è la candela?

–        Come illuminare il tuo buio?

  

  

  

  

  

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