Il coaching non e’ una cosa per VIP…

on BLOG, coaching 11 apr, 2012

Poiché il coaching non è ancora molto diffuso e conosciuto in Italia, noi coach italiani organizziamo periodicamente delle presentazioni in club, associazioni o locali pubblici, in cui esponiamo la disciplina del coaching, le sue origini, le sue finalità ed i risultati che può consentire di raggiungere.

A dire il vero, quella delle presentazioni è una consuetudine molto diffusa anche in mercati ben più maturi del nostro; ovviamente, altrove il contenuto è meno divulgativo in quanto non c’è l’esigenza di informare l’uditorio dell’esistenza stessa del coaching …

Una delle affermazioni che vengono fatte più spesso nel corso delle presentazioni di coaching è la seguente: “ed io che credevo che fosse un lusso, una cosa per VIP! Invece è accessibile perfino a me!”.

Ciò accade perché la consapevolezza sul coaching è ancora mediamente molto superficiale – confermando l’utilità dei nostri eventi di divulgazione – ed è, inoltre, influenzata soprattutto da voci che arrivano dal mondo dello sport e del lusso, magari oltreoceano. Però, cambiando punto di vista, tale reazione è al contempo confortante perché indica che, se spiegato con serietà e misura, il coaching  è subito riconosciuto come una risorsa moderna e potente, a cui accedere per migliorare la propria vita.

Da dove nasce la distorsione che, ad oggi, il coaching soffre ancora in Italia, nonostante sia stata ampiamente superata in paesi vicini, come la Francia? Secondo me da svariati fattori. In primis, da coach improvvisati, che, approfittando dell’assenza di un albo professionale o dell’obbligatorietà di partecipare ad un’associazione di categoria, smerciano per coaching quello che hanno letto in un paio di libri. Poi da una stampa che, invece di informare e formare, abusa di termini à la page (ancora meglio se stranieri), senza sforzarsi di riempirli di significato o quantomeno di darne una spiegazione.

Inoltre, credo che vi sia anche un “effetto di inerzia”: negli ani ottanta persino la psicoterapia – altrove già profondamente permeata nel tessuto sociale – in Italia scontava ancora numerosi cliché legati a costi, patologie ed esagerazioni legate ad intellettuali o celebrità. Forse, noi italiani abbiamo bisogno di tempo e di conferme ripetute prima di fidarci di un nuovo strumento.

Non dobbiamo infine dimenticare di contestualizzare il tutto: stiamo vivendo probabilmente la crisi economica, sociale e valoriale più profonda dal dopoguerra e, malgrado l’interesse diffuso per il proprio benessere e per lo sviluppo personale, una reputazione “lussuosa e costosa” come quella attuale del coaching allontana a priori il possibile utente dall’approfondire la tematica perché … “non è il momento”.

La nota positiva è che l’International Coach Federation, sia a livello globale che nella sua antenna italiana, sta compiendo grandi sforzi nella diffusione di una corretta conoscenza del coaching e gli effetti sono già visibili. Uno dei due assi strategici di ICF recentemente elaborati dal board anche sulla base di numerosi feedback è proprio “creare una presenza ed una voce credibili ed attraenti per il coaching professionale”. Le iniziative avviate sono molte e sono certo che presto l’Italia raggiungerà i livelli di consapevolezza e di diffusione del coaching di Paesi vicini come la Francia o la Svizzera.

E tu? Cosa sai del coaching? Hai bisogno di maggiori informazioni? Contattami.

  

  

  

  

  

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