Il career coaching trasforma la formazione in successo

on BLOG, career coaching, coaching, successo 28 giu, 2012

Il career coaching ed il coaching e la cultura del successo

Ormai da decenni è noto che un intervento formativo dà effetti molto modesti sulle performance del discente già a breve termine. Dopo appena poche settimane, le nuove nozioni sono completamente accantonate e le prestazioni ed i comportamenti tornano ad essere uguali a quelli precedenti alla formazione.

C’è chi ha cercato di interpretare questo trend dando la responsabilità all’inerzia delle abitudini del partecipante e all’omeostasi delle organizzazioni, che di fatto disincentivano l’utilizzo di nuovi strumenti o competenze esterne, al ritorno da un training. C’è chi ha sviluppato vere e proprie teorie di dinamica dell’apprendimento e chi ha addebitato tale mancanza di successo della formazione classica alla sua scarsa interattività: spesso in passato la formazione si riduceva ad una mitragliata di slides, che il docente propinava dando le spalle alla platea.

Il proverbio dice “chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara” e perciò, nel tempo, gli interventi formativi si sono arricchiti di simulazioni, esercitazioni, role play, giochi. Però, questo restyling, se da un lato ha reso certamente più piacevoli le formazioni, non ha prodotto il successo atteso, ovvero un impatto duraturo ed un miglioramento delle prestazioni sul lungo periodo.

Ma recenti studi hanno realmente rivoluzionato il tutto. È stato infatti dimostrato che, indipendentemente dal contenuto e dalla modalità di erogazione della formazione, se (1) l’ambiente di lavoro è improntato alla filosofia del coaching e (2) alla formazione segue un percorso di coaching, questo “decadimento” dell’apprendimento non avviene, bensì si registra un incremento importante di prestazioni individuali e aziendali non solo sul medio periodo, ma anche a lungo termine.

Ciò che, infatti, avviene in un’azienda tradizionale o rétro è che, da una parte si cerca di convincere il dipendente che la formazione è di per sé un benefit e che la risorsa deve trarne motivazione e orgoglio, perché ”è stata scelta” per parteciparvi, ci si “aspetta grandi contributi” ecc.. Però, contemporaneamente, gli si fa capire che, se proprio vuole implementare i cambiamenti, deve farlo senza il supporto del management. Questa non è una caricatura, ma è ciò che accade generalmente e spiega anche perché, in tempo di crisi, sia proprio la formazione la prima spesa ad essere tagliata: non è considerata indispensabile. Ovviamente, il dipendente prende ciò che può dalla formazione, ma, una volta rientrato al lavoro, non riuscirà – o non cercherà neanche – di discostarsi dalla normale via aziendale.

Invece, se l’azienda offre una genuina possibilità di esprimere sé stessi e la propria creatività, se è gestita da leader che fungono da modello e che diffondono energia, impegno ed allineamento, se il clima è caratterizzato da fiducia, integrità, lealtà, apertura e atmosfera di successo, allora il cambiamento è possibile, la risorsa ne è intimamente cosciente ed è pronta ad osare, senza paura di sbagliare e di sfidare lo status quo. Quindi, se l’azienda sposa il coaching come “atteggiamento mentale e imprenditoriale”, il successo arriva.

Ricorrendo ad una metafora, possiamo dire che in un terreno arido non cresce nulla, mentre, se il terreno è buono e ben illuminato, qualsiasi seme si pianti porterà allo sviluppo di nuove competenze, di nuovi risultati e di nuove fiducia e stima in sé stessi.

E il coaching – spero che sia inutile aggiungerlo – ha come obiettivo la creazione di questo contesto vincente.

Com’è la tua azienda: rétro o basata sul coaching?

Qual è la tua esperienza personale relativamente alla formazione?

Se osassi, quali sarebbero le prime tre cose che faresti?

  

  

  

  

  

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