Il muro? Abbattiamolo col career coaching!

on BLOG, carriera, coaching 5 apr, 2012

Oggi vi propongo le parole con cui, un anno fa circa, una mia coachee diede inizio alla sua prima sessione di career coaching con me: “Gianfranco, nessun aumento di stipendio neanche quest’anno! Cerco sempre di fare al meglio qualsiasi compito mi venga dato perché amo apprendere, ma il problema sono i colleghi, i capi … Quando la tua faccia non rispecchia lo stampo, il muro diventa sempre più alto. E duro. E qualsiasi sforzo o cambiamento tu faccia, è tutto inutile, non se ne accorgono neanche. Mi sento spenta.”

C. è una funzionaria di banca di quarant’anni, che viveva con rassegnazione, come una condanna, la sua etichetta di underperformer e il suo status di diversa, non adatta. Ormai, aveva introiettato queste definizioni, che – cosa molto pericolosa – la rassicuravano persino: dopo anni di valutazioni mediocri, C. aveva appreso ad “utilizzare” l’etichetta di underperformer (di fatto confermandola) per schivare compiti sgraditi o stressanti, per restare in pace. Ovviamente, tutto ciò aveva finito per condizionarla anche nella vita non lavorativa e i suoi amici avevano appreso a considerarla la “perdente”, “quella che si è arresa”.

Però, inaspettatamente, una vicenda personale aveva scosso la sua vita ed ora desiderava un aiuto per spezzare ed uscire da questo circolo vizioso professionale e personale. Non volendosi rivolgere ad uno psicologo, perché non si sentiva malata, ma piuttosto soltanto spenta e demotivata, mi contattò per sperimentare il career coaching.

Ed aveva visto bene: il coaching ed in particolare il career coaching è proprio la disciplina più adatta per risolvere tali empasse, perché permette di fare chiarezza sui propri valori, bisogni ed obiettivi, di progettare e pianificare azioni e di valutarne rapidamente l’effetto, di sostituire lucidamente paradigmi dannosi con altri attuali, utili e positivi. Non dimentichiamo inoltre che, dopo lunghe storie professionali o personali come questa – che svuotano e spengono l’autostima e la fiducia in sé -, difficilmente si ha la forza di muovere i primi passi da soli e si ha bisogno di un partner che creda profondamente in noi e ci insegni a cercare o costruire opzioni ed alleanze. Ed il career coach è tutto ciò.

Nel caso di C., cominciai proprio a sondare il termine “spenta” e le chiesi cosa la facesse accendere, come descrivesse la sua modalità “accesa”, come si sarebbe sentita e come si sarebbe comportata una volta accesa, cosa avrebbe visto se si fosse osservata dall’esterno, con occhio acceso, quale soluzione avrebbe cercato … In poche sessioni di career coaching, C. perse l’abitudine o l’esigenza di arrovellarsi sulla situazione stagnante in cui si trovava sia in ufficio che fuori ed imparò ad immaginarsi in moto, in azione, all’opera per la costruzione di un futuro che l’avrebbe vista accesa e soddisfatta, senza più muri da scavalcare o stampi da farsi giudicare. E scoprì che, nel profondo, la banca non la interessava e che ciò che la faceva sentire veramente bene era lavorare con i bambini.

Com’è andata a finire? Il mese scorso C. ha ricevuto una valutazione delle performance positiva. Nessun miracolo: per un anno ha lavorato senza sosta su di sé, ha chiesto ed ottenuto un trasferimento in un altro dipartimento ed è intenzionata ad iniziare una formazione, che le consentirà, tra qualche anno, di dedicarsi alla sua vera passione: aprire un asilo privato.

E tu? Qual è il tuo muro? Cosa ti accende? Quale ostacolo desideri scavalcare, con l’aiuto del coaching?

  

  

  

  

  

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