Il primo solco non e’ solco

on BLOG, career coaching, coaching, successo 13 mag, 2016

Il primo solco non è solco

La saggia concretezza della cultura contadina ha prodotto, anticamente, il detto “il primo solco non è solco”. Come dire che ciò che viene realizzato per la prima volta è necessariamente imperfetto per mancanza di pratica, ma, ripetendo più volte l’azione, si impara a “raddrizzare” la via e a raggiungere l’eccellenza.

Continuando su questa metafora, posso affermare che la mia attività di career coach ruota proprio attorno al solco o, meglio, attorno ai solchi imperfetti. Generalmente, i coachee si rivolgono a me per chiedere un supporto ed un accompagnamento verso un cambiamento spesso drastico della loro carriera e della loro vita professionale e sono sempre combattuti tra la resistenza al cambiamento ed un anelito di realizzazione, un desiderio-necessità di avvicinarsi ai propri valori. Ciò accade perché spesso il primo solco (ovvero il frutto delle decisioni prese da noi o da altri a tredici, diciotto, ventitré anni) evidentemente non è solco.

Ma il compito del career coach non è così semplice: se è vero il proverbio, è altresì vero che siamo tutti più o meno influenzati dal cliché di vincitori che non abbandonano e capitolano mai, di vincitori che persistono con grinta. E così, in maniera quasi automatica, insistiamo per anni su strade palesemente sbagliate o non idonee per noi.

Questo luogo comune sarà verosimilmente nato da un’osservazione: guardando persone caparbie, che, con umile persistenza, hanno raggiunto livelli di successo talvolta straordinari, lo spettatore esterno avrà associato la loro grinta e la cieca insistenza al risultato raggiunto. Ma il successo finale è generalmente frutto di talento, di allineamento con i propri valori profondi e di un’eccellente chiarezza di obiettivi: per mia natura rifiuto il dogma del successo come semplice, diretto risultato di grinta e persistenza. Oltre al fantomatico successo, quanti danni hanno, infatti, causato questi due atteggiamenti! Quanti esaurimenti nervosi, quanta depressione, quanti crolli, quante vite infelici, quante dicotomie, quanti rifugi in sogni, fantasie, recriminazioni, rimpianti, “se avessi”, “se mi avessero”, “se fossi stato”…

Oggi viviamo in un’epoca dinamica, di rapida evoluzione delle coscienze singole e collettive, che, più che agli uomini-roccia, appartiene a persone che sappiano e vogliano capire sé stesse, comprendendo anche quando gettare la spugna e abbandonare un percorso che non porterebbe al necessario e meritato benessere, all’equilibrio, alla centratura, alla significatività. Ovvero al vero successo, a quel successo, da cui discendono energia, qualità della vita per sé stessi e per le persone con cui interagiamo, uno sguardo positivo e non torvo e rivolto indietro.

Per raddrizzare il solco, ci vuole fatica e abnegazione e, al tempo stesso, la capacità di leggere sé stessi, la lucidità di capire quando il compito sta diventando troppo gravoso ed il coraggio di dare il via al cambiamento. Le persone di successo sanno fare tutte e quattro le cose.

Cosa non sta funzionando?

Se il tuo solco fosse dritto, a cosa assomiglierebbe? Riesci a immaginarlo in dettaglio?

Quali tre azioni puoi avviare oggi stesso per avvicinarti a questa visione?

  

  

  

  

  

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