Il win-win dalla preistoria ai giorni nostri

on BLOG, sviluppo 13 dic, 2018

Il win-win dalla preistoria ai giorni nostri

Quante volte, negli anni, ho già parlato nel mio blog di win-win? Cinque o sei. E chi mi conosce di persona sa che, a voce, lo nomino senza sosta.

Stephen Covey, nel suo “The seven habits of highly effective people”, considera il win-win l’habitus mentale alla base del percorso che conduce al successo pubblico, ovvero all’interdipendenza. Come dire la condizione imprescindibile per evolversi e vedere negli “altri” degli alleati, dei soci, dei partner, affrancandosi dai binomi rettiliani vinco/perdi e perdo/vinci. Mica viviamo nel Pleistocene. E, inoltre, mica siamo in guerra.

Eppure, nella vita privata e ancor più nella vita lavorativa, tante persone, tanti manager, tanti Executive si comportano ancora come automi gestiti dal paradigma di penuria, di scarsità, perdendo, persino nei momenti chiave di una negoziazione, qualsiasi senso della realtà, della misura, del rispetto altrui, e arrivando a contraddire se stessi e la bandiera aziendale che dovrebbero rappresentare.

Soldati in guerra (io sono un obiettore di coscienza, giusto per inquadrare la mia prospettiva), cavernicoli, automi… Credo di non aver mai utilizzato certi termini nei miei articoli; un mio conoscente direbbe in maniera teatrale: “scusate, ho iniziato pesante, lo so!”.

La domanda alla base del mio ragionamento è semplice: la non adesione al win-win a chi giova? La risposta è altrettanto semplice ed univoca: a nessuno.

In contesti stabili o caratterizzati da un’evoluzione lenta, il paradigma dominante è – lo scrivevo prima – quello reattivo della scarsità: si cerca di massimizzare l’effetto delle proprie azioni, scelte e strategie, a discapito degli “altri”. In altre parole: le risorse sono limitate e bisogna combattere e tenere presidiata la propria fetta di torta.

Ma i mercati di oggi tutto sono tranne che stabili o lenti: si evolvono continuamente e rapidamente, offrono sfide e opportunità senza precedenti, sono particolarmente esposti ai contesti esterni, alle evoluzioni dei propri competitor, allo sviluppo delle tecnologie e dell’automazione, alle crisi, alla nascita di nuovi bisogni e settori merceologici e alla morte di altri… Per ottenere risultati i leader oggi devono esercitare il proprio ruolo con una mentalità creativa e attiva, espressione del paradigma dell’abbondanza, che si poggia sull’idea che le risorse sono illimitate e che il cliente e il mercato esterni non sono più esterni ma centrali, dentro… Essere leader oggi significa rappresentare e diffondere concetti elevati ed evoluti come imprenditorialità, inclusione, diversità, leadership diffusa, co-creazione; ritornando alla metafora della torta, è come se la torta si estendesse all’infinito, se e solo se si fanno scelte rispettose e vantaggiose per tutti gli stakeholder. Quindi, il win-win applicato.

Questo salto di qualità è ancora accolto, in alcuni contesti piccoli e grandi, come un filosofeggiare lontano dalla realtà, ma nulla è più falso di ciò: ormai l’approccio rapace, irrispettoso, reattivo è solo causa di danni e di estinzione e solo guardando al futuro, fuori, con rispetto e tanta curiosità si riesce a vincere nel mercato odierno.

In una scala da 1 a 10, dove 1 significa espressione del paradigma di povertà, di reattività e 10 il win-win più evoluto e raffinato, dove si colloca la tua organizzazione?

E tu, come contribuisci a questo risultato?

Se volessi aumentare lo score di un punto, cosa dovresti fare? Come? Quando?

  

  

  

  

  

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