Io sincerita’

on assertività, BLOG, coaching 5 nov, 2015

Io sincerità

Settembre 2001, ero a Milano con un mio amico e collega e, verso sera, andammo a cenare in un ristorantino dall’aria giovane e di qualità vicino all’albergo in cui alloggiavamo. Il locale era quasi vuoto e, dopo aver ordinato, si venne a sedere proprio affianco a noi una coppia costituita da un uomo italiano di circa ottant’anni e da una giovane ed avvenente ragazza russa. A parte uno sguardo fugace alla “strana coppia” – strana per i vestiti appariscenti e colorati dell’uomo e quasi inesistenti della donna, più che per la distanza di età – io e il mio amico continuammo a chiacchierare, fino a che il tono della conversazione tra i due divenne acre ed agitato. A quel punto, poiché gli argomenti tra noi erano terminati e la distanza tra i tavoli era inferiore ai venti centimetri, cominciammo ad ascoltare…

Potemmo così ricostruire che la ragazza era stata assunta come badante della moglie dell’uomo (posso scrivere “del vecchio” o non è politically correct?) e, una volta deceduta la signora, era rimasta in casa come fiancée del vedovo. L’uomo la riempiva di attenzioni e di vestiti alla moda (invero, di discinti vestiti alla moda…), la coccolava, ma in cambio reclamava attenzione ed affetto. La ragazza, alzando sempre più la voce e guardandoci con un atteggiamento che interpretai come un misto di vergogna, fastidio e rivendicazione, ribatteva dicendo che ormai odiava le sue insistenze, che restava fuori casa il più possibile, alla ricerca di compagnie più giovani. Poi, quasi come se stesse parlando solo a noi, cominciò a raccontare degli episodi da non riportare, che rattristirono visibilmente il vecchio, al punto che egli quasi cessò di controbattere, con una voce che si faceva sempre più flebile.

Alla fine, la ragazza disse “Tu mi fai schifo! Io sincerità!”. A questa frase, chiedemmo il conto e ce ne andammo, molto turbati.

“Io sincerità”. Poiché la sincerità è un valore, se ti sbatto in faccio malamente una verità che fa male, prevale il valore della sincerità. Come in un perverso sillogismo, sono stato sincero, non offensivo, indelicato o chessò; sincero, quindi buono, di buoni principi, perché… “io sincerità”.

Parlavo di questo argomento la settimana scorsa con un coachee, che riteneva fermamente che i suoi cinquantacinque anni e i suoi capelli brizzolati lo autorizzassero a sottolineare a brutto muso qualsiasi errore a chicchessia, incurante del tono. Ovviamente, tale atteggiamento aveva pesanti ricadute sul clima del team e sul clima delle riunioni, ma il coachee considerava tutto ciò come degli “effetti collaterali” secondari, di poco conto, rispetto al suo diritto di schiettezza e poca pazienza, guadagnato sul campo. Parlo di un dirigente di primissimo ordine, che mi ha poi dato grandi soddisfazioni nel suo processo di acquisizione della consapevolezza che la sincerità o la schiettezza o l’essere diretti o assertivi possono servire o fare morti e feriti, a seconda del modo con cui si esercitano.

Insomma: “io sincerità” un corno!

Quante volte ti sei trovato in una conversazione, che si è trasformata in un processo?

Quante volte ti hanno trattato male, agitando il vessillo della “buona causa”?

Cosa hai provato?

Come gestisci il tuo desiderio di sincerità nei feedback?

  

  

  

  

  

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