L’occhio del coach

on BLOG 3 feb, 2015

L'occhio del coach

Ben due volte nell’ultimo mese e mezzo mi è capitato di partecipare a riunioni aziendali presso clienti e di assistere a repentine ed evidentissime modifiche nelle dinamiche di gruppo. Per essere un po’ più precisi, mi riferisco a situazioni dure, come l’improvvisa esclusione di fatto di un membro da parte del management team e un radicale crollo di entusiasmo e motivazione da parte  di un manager.

In entrambi i casi, quando mi è stato chiesto un feedback in privato, ho poi ricevuto risposte meravigliate sull’acutezza del mio spirito di osservazione e sulla mia presunta capacità di prevedere eventi… No, non si tratta di superpoteri, né di preveggenza o dell’esoterismo di Rasputin: le mie sono state solo osservazioni del contesto, delle dinamiche, del verbale, del non verbale. Ovvero del sistema.

Ciò mi ha dato conferma del fatto che ciò che mi pareva chiaro ed inequivocabile – al punto che il riportarlo mi sembrava addirittura banale – era sì vissuto ed “interpretato” dai presenti, ma restava loro completamente invisibile. Questa osservazione si associa strettamente ai feedback che ricevo a metà e fine percorso di coaching: la gran parte dei coachee ritiene fondamentali il mio ruolo di mirroring e le frequenti sollecitazioni a sperimentare punti di vista alternativi.

Non voglio andare oltre e fare cenno all’utilità del coaching come disciplina pragmatica, spinta all’azione, leva di eccellenza. Ci credo fermamente ed è inutile ripeterlo ora. Piuttosto mi limito ad una considerazione su due competenze o attitudini specifiche: l’osservazione sistemica e il cosiddetto ascolto attivo. Se le aziende promuovessero tali due competenze, gli effetti sarebbero enormi: le organizzazioni – i cui membri fossero stati opportunamente allenati ad osservare ed ascoltare attentamente – raggiungerebbero un livello superiore di consapevolezza e maturità, si scardinerebbero schemi di passività e attesa, la qualità della presenza e delle interazioni aumenterebbe incredibilmente. E ciò evidentemente vale nell’ambiente lavorativo come in quello privato.

Ripensando ad una importante interazione recente (riunione, incontro, telefonata), cosa pensi di non aver visto?

Se la tua attitudine all’osservazione fosse più allenata, cosa cambierebbe? Dove staresti ora?

  

  

  

  

  

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