La diffusione del coaching nell’epoca del cambiamento

on BLOG, coaching, trasformazione 19 lug, 2012

Il coaching nell’epoca del cambiamento

La domanda che mi pongo oggi è perché il coaching si stia diffondendo. Nel senso del perché lo stia facendo proprio ora, in questo momento storico, caratterizzato da mutazioni e rivoluzioni profonde.

La mia idea è che tale clima di cambiamento ed il coaching siano legati da una medesima spinta evolutiva, siano aspetti diversi di un medesimo processo. Per sostenere questa tesi, intendo partire dal modello dei bisogni di Maslow, che per ovvie ragioni ometterò di illustrare.

In estrema sintesi, Maslow spiegava che, non appena un bisogno è soddisfatto, il soggetto sviluppa nuove esigenze, “superiori”, salendo di un gradino la propria scala dei bisogni. Se, al contrario, il bisogno non è appagato, l’individuo non riesce neanche ad immaginare esigenze “altre” e continua ad adoperarsi per tentare di soddisfare la necessità non soddisfatta.

Così, solo dopo aver assicurato i bisogni primari, la persona cercherà di crearsi un riparo sicuro, dopodiché  alimenterà il proprio senso di appartenenza. Solo successivamente, nascerà il bisogno di apprezzamento da parte degli altri, ovvero della società. Solo dopo aver percorso tale stadio, il soggetto potrà concentrarsi su sé stesso, sviluppando l’autostima e immaginando e procurandosi una vita improntata all’autorealizzazione ed alla partecipazione attiva. Come potrete notare, questi ultimi due scalini della scala di Maslow rientrano tipicamente negli obiettivi del coaching.

Finora ci siamo riferiti all’evoluzione di un singolo individuo, ma ciò che vale per il singolo può essere esteso anche a comunità, organizzazioni e società, intese come sistemi aperti ed in evoluzione. E vi sono prove tangibili che le società e le aziende stiano attraversando una fase di intenso cambiamento, stiano progredendo rapidamente su per la scala dei bisogni di Maslow.

Per fare un esempio, l’azienda del dopoguerra è stata caratterizzata dal senso di appartenenza: il dopolavoro e le associazioni dei dipendenti e dei pensionati costituivano una parte integrante del “lavoro” e le aziende di medie o grandi dimensioni permettevano ai dipendenti di costituirsi in cooperative per costruire condomini o case di vacanza. In pratica, l’azienda giocava un ruolo di “appartenenza”, che andava ben oltre le fatidiche otto ore.

A partire dagli anni ’70, invece, i dipendenti hanno cominciato a cercare nell’azienda soprattutto una possibilità di cambiare status mediante promozioni o benefit, ovvero un modo per soddisfare il proprio bisogno di “apprezzamento sociale”.

Oggi, grazie anche alle mutate condizioni economiche e sociali, vi si cerca uno spazio di espressione e realizzazione.

Parallelamente, il management in azienda ha dovuto gestire questi cambiamenti adattandovisi, passando  da uno stile improntato all’imposizione e al controllo alla leadership condivisa. E le aziende stesse si sono coerentemente trasformate.

Allo stesso modo, si può tracciare un parallelo per le società e per i paesi, che in pochi decenni si sono evoluti radicalmente, passando dal totalitarismo alla primavera araba, dalla schiavitù alle denunce per mobbing, dalle molestie silenziose allo stalking, solo per citare alcuni esempi tanto estremi quanto significativi.

La mia tesi è quindi che il coaching si stia sviluppando oggi perché riesce a cogliere, comprendere e potenziare perfettamente le istanze “evolute” ed evolutive sia del singolo, che delle aziende e delle società. Da alcuni anni si assiste, infatti, ad un processo di cambiamento diffuso e ad un evidente movimento a tutti i livelli – seppure con dinamiche e modalità differenti – verso l’affermazione e la realizzazione del sé, verso l’interdipendenza e stati di consapevolezza superiori, che trovano nel coaching l’humus giusto per svilupparsi.

Consideri anche tu il coaching un elemento cruciale nel processo di sviluppo verticale sulla scala di Maslow?

Su quale livello della scala di Maslow ti situi?

Cosa e chi ti trattiene dal salire di uno scalino?

Se fossi libero da limitazioni, dove staresti? Come ti sentiresti?

  

  

  

  

  

One Response to “La diffusione del coaching nell’epoca del cambiamento”

  1. […] Sono fermamente convinto che il posto fisso – come la crescita continua ed altri concetti simili – era un’illusione “alimentata da sopra” per sedarci, per controllarci anzi bloccare i nostri aneliti di cambiamento e libertà, narcotizzandoci già a vent’anni. Quello di oggi è un altro segno di progresso e scalata sulla scala di Maslow, di cui ho parlato in “La diffusione del coaching nell’epoca del cambiamento”. […]

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