La domanda del coach: “e se …?”

on BLOG, career coaching, coaching 12 ott, 2012

La domanda del coach: “e se …?”

I coach vivono di ascolto profondo e di domande potenti. Oggi parlerò di una domanda in particolare, tanto semplice quanto potente, fondamentale quando si tratta di fare delle scelte: “E se …?”.

Molto spesso si utilizza la metafora della danza: attraverso curiosità, intuito, ascolto e sensibilità, il coach danza col cliente, captando ed utilizzando i vari segnali – verbali e non – che il coachee emette. E, partendo da questi segnali, il coach utilizza delle domande efficaci, che “spostano” il coachee dal suo abituale modo di pensare, dal suo solito punto di vista, dai suoi binari, dalla sua limitata e ormai nota lista di possibilità, che verosimilmente non è più efficiente o utile.

Una delle domande più importanti – che credo appartenga alla scatola degli attrezzi della maggioranza dei coach – è: “E se …?”. Una domanda che è anche alla base della maggioranza dei racconti, delle fiabe, della mitologia, della narrativa, da quella serissima alla fantascienza; la domanda della fantasia, dell’esplorazione, della creatività e delle scelte.

Vediamo alcuni esempi di buon uso di questa domanda per coach:

–          E se avessi già preso le scelte?

–          E se il problema non esistesse?

–          E se ti guardassi indietro tra un anno?

–          E se un saggio ti desse un consiglio, cosa ti direbbe?

–          E se fossi un altro, cosa vedresti?

–          E se sapessi di non sbagliare?

–          E se non desiderassi ciò?

–          E se provassi?

–          E se conoscessi la risposta?

–          E se fosse possibile?

Gli scenari che si aprono in seguito ad una domanda “E se …?” sono sempre stupefacenti, al punto che talvolta il coach continua a domandare una serie di “E se?” concatenati per spostare sempre più il coachee verso delle soluzioni nuove e produttive e verso le sue scelte finali.

–          E se il problema non esistesse starei …

–          E se provassi a fare cosa mi dice il saggio, farei …

–          E se sapessi di non sbagliare, di sicuro farei …

–          E se sbagliassi, invece, mi renderei conto che …

–          E se fosse possibile, allora …

–          E se scoprissi che è realmente impossibile, allora …

Il coachee, accompagnato fuori dai suoi consueti schemi mentali e prospettive (ovvero: dalle sue abitudini e limitazioni), osa ed impara ad osare. Così, effettua delle scelte ed affronta piani di azioni molto più sfidanti con entusiasmo e senza troppa paura.

E magari scopre che, se prende di petto questa data situazione poco piacevole (che sembra brutta come un rospo*) e se arriva a coglierne i lati positivi al punto di apprezzarli e “baciarli” … il rospo si trasforma in un principe.

E se ciò non succede, il coachee avrà comunque trovato qualcosa di accettabile nella situazione. Che non è poco.

Esercizio:  cerca di rispondere a quattro delle domande elencate sopra.

Cosa hai scoperto di te?

Dove sei approdato?

*:  ho utilizzato per comodità un cliché, ma considero i rospi degnissimi e belli.

  

  

  

  

  

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