L’anno sabbatico per manager e professionisti

on BLOG, career coaching, coaching, sviluppo 24 ott, 2013

L’anno sabbatico per manager e professionisti

Anche in Italia comincia a diffondersi l’anno sabbatico. Non più un lusso per professori universitari e milionari, né un salto nel vuoto da emuli di Chatwin, ma un’opportunità concreta per manager e professionisti.

Nei paesi anglosassoni, il career break (chiamato impropriamente anche gap year, che però si riferisce al viaggio degli studenti prima o dopo un ciclo di studi) è ampiamente diffuso, non sciocca più nessuno e non viene confuso con la paresse. Al punto che alcune aziende particolarmente all’avanguardia, pur di mantenere i propri talenti altamente motivati e soddisfatti, lo propongono tra i vari benefit: la grande maggioranza dei manager torna da un anno sabbatico estremamente rinvigorita e grata al proprio datore di lavoro. Chi decide di compiere questa scelta, infatti, non lo fa per fare una lunga vacanza, bensì per migliorarsi, mettersi alla prova, riflettere, imparare lingue e culture lontane, sviluppando ulteriormente le proprie capacità di adattamento e di organizzazione e le proprie competenze multiculturali. Coloro che, invece, decidono, durante il career break, di cambiare vita e Paese, in genere partono proprio perché necessitano di una pausa di riflessione per ritrovare i propri valori e centri di interesse e lanciarsi in nuovi stimoli. Come dire: l’addio era già nell’aria.

Insomma: è vero che l’azienda deve gestire un periodo di assenza, ma dall’anno sabbatico ha solo da guadagnare…

Dal punto di vista operativo, chi pensa di affrontare un lungo periodo di stacco deve necessariamente riflettere sul vero motivo di tale esigenza e scegliere destinazioni ed esperienze che siano coerenti col proprio obiettivo interiore. In questa fase, il career coach rappresenta il sostegno più idoneo.

È anche necessario prepararsi economicamente ad un career break, poiché la legge italiana non prevede né retribuzione né alcuna copertura figurativa in termini di anzianità, pensione e scatti professionali. Pertanto, oltre alle spese di sostentamento, si può anche decidere di versare dei contributi volontari, facendo accrescere il budget del progetto. D’altro canto, l’anno sabbatico – proprio perché esperienza di vita ed occasione di prova e di ricerca – non dovrebbe essere trascorso in alberghi a cinque stelle e nel lusso. Si consiglia di affrontare l’occasione come un temporaneo ma drastico cambio di paradigmi: quindi ben vengano alloggi spartani, lavori saltuari come il cameriere o il babysitter, partecipazione ad iniziative di volontariato e soprattutto la definizione di un modesto budget giornaliero da non superare in alcun caso.

I mesi che precedono la partenza non devono essere dedicati solo alla definizione del tour e al risparmio, ma anche ad approfondire usi e costumi dei Paesi da visitare, non trascurando gli aspetti burocratici e sanitari connessi.

E, forse più importante di tutto, bisogna discutere dell’idea di un anno sabbatico col proprio capo o datore di lavoro, consentendo loro di accettarla ed organizzarsi. È richiesta una grande dose di coraggio e diplomazia ed è consigliabile prepararsi a tutte le loro possibili obiezioni, rispondendo con motivazioni plausibili e sottolineando le possibili ricadute positive per l’azienda.

Infine, quando si torna dal lungo viaggio, è preferibile non cominciare subito a lavorare, ma riabituarsi gradualmente alla “vita normale”, facendo bilanci e verificando l’effettiva voglia di tornare alla vecchia occupazione o, al contrario, di mettere a frutto l’esperienza appena conclusa per nuovi progetti.

Sei tentato dall’anno sabbatico?

Cosa cercheresti? E dove?

Una volta trovato, come migliorerebbe la tua vita?

  

  

  

  

  

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