L’attualita’ del coaching: il cambiamento come asse fondante del coaching

on BLOG, career coaching, coaching 18 giu, 2012

Il coaching ed il cambiamento

Come già affermato, il coaching rientra nel novero di quelle discipline di sostegno, formazione ed evoluzione umana a cui individui e aziende ricorrono sempre più frequentemente.

Ma cosa distingue il coaching dal counselling, dalla psicologia, dalla consulenza, dalla formazione? Cosa lo rende così efficace e moderno, così attraente e versatile?

La mia idea è che la risposta alle due domande risieda nel fatto che il coaching si sia sviluppato all’interno di un mondo già dominato dal cambiamento e non abbia dovuto adattarvisi, contrariamente a tutte le altre discipline già menzionate altrove nel blog. La raison d’être del coaching È il cambiamento, in una realtà turbolenta, in cui il cambiamento stesso è ormai LA regola.

Probabilmente è necessario tratteggiare la mutazione di contesto avvenuta negli ultimi anni.

Fino a due o tre decenni fa, il mondo era basato su principi di stabilità e prevedibilità. Se si lavorava sodo e si rispettavano le regole, verosimilmente ci si evolveva nel mondo lavorativo, nella società e dal punto di vista del benessere. Vigeva il concetto del posto fisso, della azienda-famiglia (al di là della retorica e delle manipolazioni di questo concetto). Ogni generazione aveva la possibilità di progredire rispetto a quella precedente e ciò era diventato un aspetto fondamentale della famiglia e della società, condizionando gli obiettivi personali e familiari: l’auto, l’argenteria, la casa secondaria, un’università migliore per i figli, eccetera. Anche l’economia e l’imprenditoria si basavano su un assunto di crescita continua, che sembrava essere così indiscutibile e veritiero che ben pochi si interrogavano sull’assoluta irrealtà di un tale modello sul lungo periodo. Nella maggior parte dei casi, bastava (non penso che fosse sempre facile, non vorrei essere frainteso) seguire fedelmente per tutta la vita i dettami – considerati immutabili – della società, della famiglia e delle istituzioni per vivere bene.

Ma di colpo (davvero di colpo? Penso alla celebre storia dei topi e del formaggio …), le regole del gioco sono cambiate ed il cambiamento stesso è divenuto inevitabile ed imprescindibile, che piaccia o no. Le vecchie idee di stabilità sono state sostituite da quelle dell’evoluzione continua e della non linearità di vite, carriere ed economie. Accordi e modalità lavorativi “tradizionali” hanno perso di fatto significato, trasformandosi in contratti atipici, a progetto, in collaborazioni. Il regime stazionario è stato rimpiazzato da un perpetuo transitorio. La previsione è stata soppiantata da un cambiamento e un rinnovamento dagli esiti non prevedibili.

In sintesi, l’affidamento a rassicuranti regole esterne ha ceduto il passo ad un inevitabile e ben più impegnativo lavoro su se stessi, alla ricerca interiore dei propri punti cardinali. E, su un altro piano, ciò che la società o le aziende fornivano e assicuravano ora deve essere oggi procacciato, “inventato”, creato da ognuno di noi: un nuovo approccio imprenditoriale alla vita sembra essere la via più sensata per il benessere e la soddisfazione nel nuovo, mutato contesto.

Il coaching si è sviluppato proprio in questo nuovo paradigma e proprio ciò rende il coach un vero, credibile ed attuale agente di cambiamento, un professionista che sappia aiutare il cliente a cercare il proprio modo individuale di vivere il e nel cambiamento, di gestirlo, di anticiparlo, di non averne paura e soprattutto di non opporvisi o farsene sopraffare.

Cosa pensi della mia interpretazione?

Come vivi il cambiamento?

Quali sentimenti ti suscita?

Quando diventerai l’autore del tuo futuro, condizionando i cambiamenti, invece di esserne condizionato?

  

  

  

  

  

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