Le elezioni viste da un coach

on BLOG, coaching 4 mar, 2013

Le elezioni viste da un coach

I risultati delle elezioni politiche italiane di sette giorni fa sono stati uno shock, soprattutto per la nostra intera classe politica. Basti considerare che il centro-destra credeva in un sorpasso, il centro-sinistra era sicuro di governare e che partiti vecchi e nuovi come L’Italia dei Valori, Rivoluzione Civile, Fare per Fermare il Declino, Futuro e Libertà e UDC erano certi di rimanere in vita. Ma sono stati tutti travolti da una presenza che avevano snobbato e ignorato.

Ho ascoltato con attenzione le conferenze stampa dei principali (ex) leader immediatamente dopo il voto: cercavano alleanze, proponevano governissimi, improvvisavano compromessi, non capendo che il contesto era manifestamente mutato. La débacle non era bastata a fare aprire loro gli occhi sul cambiamento in atto.

Per esempio, Bersani, alla domanda di una giornalista su che cosa non avrebbe rifatto, ha risposto che avrebbe rifatto tutto, perché non è capace di dire le menzogne, a differenza di altri. Insomma: non si è assunto alcuna responsabilità, ma ha vomitato colpe agli avversari.

E la sera stessa, un “volto nuovo” del PD apriva al Movimento 5 Stelle, come se il suo partito non li avesse combattuti, derisi ed ignorati per mesi e come se i due programmi non fossero diversi. Come se il suo partito non avesse avuto l’opportunità di proporre in passato queste stesse misure e non avesse, in ogni minuto degli ultimi cinque o sei anni, avversato i punti programmatici, che ora affermavano di apprezzare. Un’immagine patetica ed offensiva per l’intero elettorato.

Lo stesso dicasi per molti altri schieramenti.

Ma cosa è successo? Mi viene da pensare alla storia dei topi e del formaggio. Il formaggio si sposta e cambia di sapore; se non si accetta questa realtà e lo si continua a cercare sempre nello stesso posto, l’unico esito verosimile è la morte per inedia. Se ciò capita ad una persona “comune”, è perdonabile. Ma se chi non nota il cambiamento è un’intera classe dirigente politica, che dovrebbe unicamente lavorare per costruire il futuro del paese ed amministrare il presente, restando fortemente ancorata ai reali umori, condizioni, aspirazioni e difficoltà dei cittadini? Allora è imperdonabile.

E perché i progressisti, per esempio, non hanno convinto? Perché a tutti gli elettori è apparsa chiara la distanza tra lo svecchiamento che proponevano e la reale volontà di “cambiare affinché nulla cambi”, tra le affermazioni di rinnovamento e i ministeri già promessi a coloro che erano “usciti” per limiti di età o di sovraesposizione.

Oppure penso al mio grande disorientamento in seguito alla scoperta delle menzogne di Oscar Giannino, che aveva fondato un movimento basato sull’onestà intellettuale. O alla concezione distorta di “società civile” di Monti e alla tattica immutabile del centro destra.

Con convinzione non ho votato il Movimento Cinque Stelle, ma mi dolgo di riconoscergli solo ora l’enorme impatto, il messaggio dirompente, l’ondata di novità, il contributo ad uscire dalla stasi.

Da decenni, nelle altre grandi democrazie i politici si affidano a coach, che li incitino a sperimentare punti di vista alternativi, a vivere, comprendere e guidare il cambiamento, ad allineare azioni, visioni, parole e comportamenti e a definire concreti piani di azione,. Azioni definite dopo un’attenta valutazione della realtà, dei pro, dei contro, dei possibili sostegni e dei possibili avversari.

Se mi affido ai tanti articoli letti negli ultimi anni, i nostri politici si affidano per lo più a consulenti di immagine e spin doctor. Ecco i risultati.

Questa volta, termino il post con qualche domanda diretta ai politici:

Cosa ha imparato dalle recenti elezioni?

Se fosse un suo elettore, cosa desidererebbe da lei?

E se fosse un elettore Cinque Stelle, cosa apprezzerebbe che lei facesse?

Quale nuova consapevolezza vorrebbe raggiungere?

Cosa pensa di poter ottenere col sostegno del suo coach?

  

  

  

  

  

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