Practical Intuition

on BLOG, coaching, sviluppo 5 set, 2014

Practical Intuition

Ad agosto sono riuscito a dedicare ogni giorno alcune ore alla lettura. Negli ultimi mesi, avevo accumulato una decina di volumi, che non riuscivo ad affrontare per la mancanza della calma e della concentrazione necessarie per leggere ed interiorizzare un testo. Uno di questi libri è “Practical Intuition” di Laura Day, uno snello manuale americano, che accompagna il lettore nel mondo dell’intuizione.

Negli ultimi anni, il mio antico scetticismo aprioristico verso l’intuizione è stato ampiamente contrastato e sconfitto da numerose dimostrazioni di come alcune sensazioni (come le vogliamo chiamare? Sesto senso, intuizione, istinto, gut feeling…) vengano a dirci qualcosa, a metterci in guardia e di come sia miope e controproducente ignorarle solo perché non derivano da un freddo ragionamento numerico deduttivo o chissà come. Avevo acquistato questo libro perché nei manuali e nei corsi di coaching spesso si fa riferimento all’intuizione come ad una competenza trasversale di coaching, che può essere molto utile a comprendere meglio il coachee e a conquistare la sua fiducia in maniera più profonda. Facile a dire, ma… l’intuizione cos’è? Come la si riconosce? Come la si coltiva? Come la si ascolta? E soprattutto come la si interpreta?

Laura Day risponde a queste domande attraverso numerosi esercizi ed esempi, riuscendo a sgombrare il campo da quell’alone di magia, manipolazione, malafede che spesso viene associato all’intuizione; ciò che si apprende è che l’intuizione non ha a che fare né con i maghi, né con i circhi né con Rasputin, ma è un piuttosto un “survival tool” che ci portiamo addosso dall’epoca preistorica, in cui la vita dell’uomo era caratterizzata da precarietà e rischi oggi inimmaginabili. Uno strumento che è parente stretto dell’istinto animale, che permette ai nostri fratelli-non-umani di “prevedere” eventi, di fidarsi in un istante o di non fidarsi mai di qualcuno o qualcosa. D’altronde, anche Carl Jung accettava l’esistenza dell’intuizione e la definiva come quel processo in cui un individuo, mediante l’inconscio, riesce a percepire i modelli della realtà nascosti dietro i fatti, grazie al fatto che tutto è legato a tutto.

Partendo da tre domande-chiave che il lettore è invitato a formulare, si sperimentano varie modalità di accesso all’intuizione e – cosa molto interessante per me, che conferma la centralità di questa competenza in molti testi sul coaching – si impara ad interpretarlo in “modalità coaching”. Ovvero chiedendosi cosa significhino i vari simboli, cosa ci vogliano dire, come poterli contestualizzare nel nostro mondo e nella domanda stessa. In pratica, è come se l’individuo, ispirato dalle immagini e dalle sensazioni proposte dalla propria intuizione, rispondesse alle proprie domande, di cui intimamente conosce già la risposta; questo è coaching, no?

Il mio giudizio di “Practical Intuition” è positivo: mi ha permesso di capire alcuni aspetti dell’intuizione e dell’istinto, allontanando sensi di colpa ed inadeguatezza connessi a tali esperienze. Il limite del libro, a mio avviso, si ritrova nell’eccessiva entusiastica fiducia dell’autrice verso l’intuizione, che sfocia quasi nell’obnubilamento quando Laura Day afferma che essa può essere utilizzata sempre e per dare risposta a qualsiasi quesito, anche e soprattutto se ignoto.

Che rapporto avete con l’intuizione?

Attraverso quale senso si manifestazione più frequentemente in voi?

In quale occasione la avete assecondata?

E in quale occasione non lo avete fatto e ancora ve ne pentite?

P.S.: Cosa c’entra una fotografia di Palinuro con questo post? Usate l’intuizione…

Ci siete arrivati? Facile: ho letto il libro durante un week end in Cilento.

  

  

  

  

  

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