Regola # 1 del coaching: chiedere aiuto

on ascolto, BLOG, successo, sviluppo 1 feb, 2017

Regola # 1 del coaching: chiedere aiuto

Durante le mie sessioni di coaching, mi colpisce sempre vedere come una situazione si possa sbloccare con la semplice domanda “chi ti può aiutare?”. Lo stupore del coachee verso la domanda ed il suo sollievo successivo alla risposta sono i sintomi di una resistenza generalizzata verso la richiesta di aiuto, spesso vista come un segno di debolezza, resa, inadeguatezza, di scarsa preparazione. D’altronde, siamo o non siamo cresciuti con proverbi tipo “infelice chi chiede aiuto” o “nessuno è servito meglio che da se stesso”?

Pertanto, anche quando appare chiaro che da soli non ce la si può fare e che è necessario un aiuto o sostegno esterni, spesso si resta in attesa, come se, magicamente, qualcuno potrebbe mai intervenire, cogliendo la nostra richiesta inespressa.

Parimenti, anche la domanda opposta, ovvero: “Hai bisogno di aiuto?”, è posta di rado. Essa è assolutamente neutra e gentile, ma, a causa dei nostri retaggi e pregiudizi, è spesso caricata di significati bloccanti: l’interlocutore penserà che lo ritengo incapace di cavarsela da solo, meglio non ferirlo, meglio starsi zitti… Così, persino la richiesta di fornire aiuto resta il più delle volte inespressa, salvo in casi di grande vicinanza, come con un amico stretto, un familiare o un assistente.

Ripeto: se si vuole aiuto o si vuole fornirlo, bisogna domandare, chiedere, rischiare.

Ma resta il timore che risponderanno no, presupponendo che gli altri non vorranno aiutarci e, talvolta, che non siano in grado di farlo. Stiamo ancora parlando di previsioni: se non si tenta, non si saprà come andrà a finire e l’unica soluzione è agire. Agire in famiglia, agire in ufficio: è meglio chiedere aiuto a un superiore, a un collega, al partner o arrivare stressati, esauriti, in ritardo, eventualmente senza rispettare le priorità? Ciò che si rischia, nella peggiore delle ipotesi, è un semplice “no”.

Voglio sottolineare che solo chiedendo e fornendo aiuto si può contribuire a creare un clima di collaborazione, rispetto, fiducia, altruismo e solidarietà, riconoscendo il giusto valore allo scambio: domandare aiuto è, infatti, un segno di fiducia nelle capacità altrui ed apre implicitamente un positivo credito di futuro aiuto in cambio. Ciò che dico è confermato da ricerche e statistiche sui benefici di un clima di aiuto in ufficio e in famiglia e persino sulla velocità di apprendimento e di maturazione dei bambini.

Aiutare significa fare qualcosa per facilitare il compito dell’altro, avvicinandolo al suo obiettivo, sostenendolo; niente di più positivo, quindi. Se riusciamo a introiettare questa verità, il nostro comportamento cambierà e la nostra vita sarà più facile ed utile.

Per concludere: in azienda si ricorre spesso alle metafore sportive. In una squadra di calcio, quando un giocatore entra a metà partita, esso va a sostenere un altro calciatore, che l’allenatore – anzi: il coach! – giudica in difficoltà, stanco, eccessivamente aggredito dagli avversari o bisognoso di riposo, per rendere bene anche al prossimo incontro. L’aiutarsi reciprocamente rientra nel ruolo e nel significato medesimi dell’équipe.

Venendo a te: chi ti può aiutare, in questo momento?

Se aiutato, fin dove ti puoi spingere? Come puoi rendere più ambiziosi i tuoi obiettivi?

  

  

  

  

  

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