Restiamo nella zona di comfort

on BLOG, career coaching, coaching 28 nov, 2014

Restiamo nella zona di comfort

“Bisogna uscire dalla propria zona di comfort”. Quest’affermazione la si sente e legge dappertutto: ho l’impressione che l’uomo medio tenda a giocare allo psicologo citando il complesso di Edipo e ad immaginarsi esperto di cambiamento e risorse umane ripetendo questo mantra.

Io non sono d’accordo. Cosa rappresenta la nostra zona di comfort? Uno spazio che ha a che fare con la nostra storia, le nostre risorse e le nostre paure, la nostra integrità e i nostri valori, le nostre resistenze e delusioni, i nostri successi e fallimenti; è senza dubbio una parte di noi. Certamente, essa può spesso rappresentare anche una gabbia e quindi – per evitare di seguire il consiglio di cui sopra ed uscirne “gettando l’acqua sporca con il bambino” – io sono strenuamente a favore di attività e stimoli che rendano la propria zona di comfort più ampia, più mobile, inclusiva, moderna, aggiornata rispetto alle nostre esperienze e ai nostri incontri. Per intenderci: una zona di confort 2.0, in cui restare e crescere, non da cui uscire.

Come si riesce in questo compito? Sfidando sé stessi, avventurandosi in percorsi poco conosciuti, assumendosi rischi, mettendo in discussione tutto ciò che sembra il “vero vero”, ovvero dogmi, pregiudizi, preconcetti, schemi mentali, abitudini, previsioni, idee e cose date per scontate, ovvie. Si allarga la propria zona di comfort imparando a rispondere – come scriveva Oriana Fallaci – con un punto interrogativo piuttosto che con un più semplice, rapido e sterile punto esclamativo.

Credo che proprio questo sia il punto: la curiosità, la creatività, l’adozione di punti di vista sempre nuovi, l’immaginazione, il brainstorming, l’interiorizzazione del paradigma della ricchezza a discapito di quello imperante della scarsità… tutto ciò permette di sperimentare, di imparare a fare cose nuove e a fare cose vecchie in modo nuovo. Ed è scientificamente dimostrato che il solo uscire dai sentieri battuti dell’abitudine induce delle modifiche nel nostro cervello, creando innumerevoli nuove connessioni neuronali e, di conseguenza, nuovi atteggiamenti, nuove possibilità e nuove opportunità.

Detto così sembra facile ed impossibile allo stesso tempo; in realtà si tratta di un obiettivo assolutamente raggiungibile, se ci si affida a mani competenti. Ed è un compito fattibile e anche determinante se si pensa che la maggior parte dei professionisti e delle aziende evita tutto ciò, reiterando formule e comportamenti, salvo poi ingaggiare in extremis coach e consulenti. Ma la crisi sarebbe stata avvistata ben in anticipo se solo si fosse adottato uno sguardo più attento e diretto verso l’esterno, un punto di vista alternativo.

Sei pronto ad allargare la tua zona di comfort?

Vuoi una mano?

  

  

  

  

  

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