Undicesimo: non scappare

on BLOG, coaching, racconti per il coaching 2 giu, 2015

Undicesimo: non scappare

Non so se capita anche a voi, ma talvolta resto di colpo attratto da una canzone, al punto da ascoltarla per ore ed ore ininterrottamente. Forse solo per dare un senso a ciò, qualche tempo fa ho sviluppato una teoria in salsa coaching: se nasce in me l’improvviso bisogno di ascoltare a lungo una stessa canzone – nuova o magari conosciuta da trent’anni –, significa che essa contiene o nasconde un messaggio, di cui ho bisogno in quel preciso momento. Quindi, superata la sbornia, comincio a cercare la frase che evidentemente fa risonanza in me.

Dopo aver ignorato per anni “Samarcanda” di Roberto Vecchioni (al punto di “saltarla” sistematicamente nei CD), la settimana scorsa ho cominciato ad ascoltarla ossessivamente e, quindi, ad interrogarmi sul suo senso. Ed ho scoperto che essa si rifà al seguente affascinante ed antico racconto orientale, intitolato Samarra o Samarcanda: Un giorno, un mercante di Baghdad mandò il suo servo al mercato per fare provviste. Dopo un poco, il servo tornò a casa pallido e tremante, dicendo: “Padrone al mercato sono stato urtato da una donna nella folla. Quando mi sono voltato, mi sono accorto che si trattava della Morte, che mi continuava a fissare, facendo gesti minacciosi. Ti supplico di prestarmi il tuo migliore cavallo: devo sfuggire al mio destino, voglio abbandonare questa città, galoppando come un fulmine alla volta di Samarcanda”.

Il mercante acconsentì e gli prestò il suo destriero più veloce; il servo montò in sella e, spronando il purosangue, partì al galoppo.

Rimasto solo, il mercante decise di recarsi al mercato e, una volta riconosciuta la Morte, le chiese: “Perché hai terrorizzato il mio servo stamane, facendogli dei gesti minacciosi?”. E la Morte rispose: “Il tuo servo ha frainteso: il mio non era un gesto di minaccia, bensì di sorpresa. Ero stupito di vederlo a Baghdad, poiché ho un appuntamento con lui questa notte a Samarcanda.”

 

Beh, la morale è semplice: ci sono cose inevitabili nella nostra vita, da cui non si può sfuggire. I nostri inani sforzi in tal senso potrebbero addirittura avvicinarci a ciò da cui scappiamo. Da qui le domande che mi sono posto e che giro anche a voi:

A cosa sto sfuggendo in questo momento?

Chi è la Signora, per me, ora?

Quale scelta mi fa paura?

Alla luce della nuova consapevolezza proveniente dal racconto “Samarcanda”, cosa posso fare per accettare  la Signora e trasformarla in un’opportunità?

A proposito, vi invito ad ascoltare il pezzo di Roberto Vecchioni. Buon ascolto:

https://www.youtube.com/watch?v=8dl8P_rx6rQ

  

  

  

  

  

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