Villaggi vacanze

on BLOG, coaching 10 set, 2015

villaggi vacanze

Ad agosto abbiamo piacevolmente ospitato per una settimana una mia cognata francese ed il suo compagno. Già durante il primo pranzo insieme, entrambi hanno parlato in termini molto entusiastici della famosa catena di villaggi in cui si sono conosciuti e di cui sono tuttora assidui clienti.

Il loro entusiasmo mi ha molto incuriosito e, alla prima occasione, ho rivolto a mia cognata un semplice “dimmi di più”. Lei sembrava non aspettare altro e mi ha descritto contesti frequentati da persone piene di risorse, da professionisti con mille interessi, da clienti che, sotto un’apparenza normale, nascondono vite personali e professionali interessanti e imprevedibili. Ambienti in cui è facile venire stringere rapporti con persone nuove e piacevoli.

“E fuori dai villaggi?” Lei: “Poco di tutto ciò, rarissimo incontrare persone simili.”

Mia cognata (e con lei immagino miriadi di persone) quando si pone volontariamente nella giusta disposizione di animo, quando decide di “ascoltare gli altri”, si stupisce di quanta ricchezza umana ci sia attorno a noi. Nella vita normale, presa dal ritmo del lavoro e degli altri impegni, vive invece su un’altra frequenza, che non accoglie nessuno. Un peccato.

Una delle caratteristiche dei coach è proprio l’abitudine, la capacità di essere aperti nei confronti dei propri coachee e, più in generale, del mondo. Capacità che talvolta inizialmente insospettisce, ma che viene sempre valutata positivamente. Per il coach, gli “altri” sono sempre pieni di risorse, sono capaci di grandi successi, si meritano il meglio; basta ascoltare senza giudizi, pregiudizi e allontanando le interferenze.

Non parlo di una positività di maniera o di incoraggiamenti vuoti e stereotipati, ma di un interesse verace, che si trasforma in sostegno e spinta ad agire.

Se imparassi ad ascoltare come un coach, cosa succederebbe?

Chi e cosa ti stupirebbe?

  

  

  

  

  

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