XIII CONFERENZA ICF ITALIA

on BLOG, career coaching, coaching, sviluppo 14 apr, 2016

XIII CONFERENZA ICF ITALIA

Voglio tratteggiare una di quelle esperienze che ti confermano che stai sulla buona strada, che hai fatto una buona scelta, che è possibile frequentare ed alimentare un ambiente, in cui si dia giusto peso al concetto di valore: sabato scorso ho partecipato alla seconda giornata della XIII Conferenza di ICF Italia, il Chapter Italiano dell’International Coach Federation. Il tema della due giorni era l’integrazione, ovvero la conoscenza di discipline, approcci e strumenti di sostegno, sviluppo e benessere personali o professionali spesso contigui e talvolta distanti dal coaching, che, in qualche misura, possono integrarsi tra loro. L’obiettivo ultimo è l’offerta di un servizio di coaching sempre più ampio, diversificato ed efficace, che ci possa anche caratterizzare in quanto coach professionisti ed aiutare nella definizione del nostro brand personale.

Gli stimoli sono stati numerosi, la voluta alternanza di stile e tono dei relatori ha tenuto sempre desta l’attenzione del pubblico, la possibilità di scegliere tra più sessioni in contemporanea in sale diverse ha permesso di “costruirsi su misura” la giornata, che è culminata con un classico ma sempre emozionante ed utile intervento di Tim Gallwey, guru indiscusso del coaching, creatore della metodologia dell’inner game.

Al di là del contenuto tecnico della giornata, ho due osservazioni da fare, una sull’evoluzione del coaching in Italia negli ultimi dieci anni e uno sui colleghi coach.

A livello professionale, ho avuto la conferma che in Italia si è ormai in una fase di quasi maturità della professione del coaching (anche se non ancora del mercato del coaching) e si ha ormai la forza e il coraggio di andare oltre l’ortodossia, che ci caratterizzava fino a pochi anni fa. Ricordo ancora le discussioni su dicotomie come coaching puro e contaminazione, coaching puro e coaching interventista, coaching e altre discipline di aiuto, che mi sono sempre parse la risultante di insicurezze e paura. Infatti, chi aveva la possibilità di studiare libri americani, inglesi o francesi, nel frattempo si rendeva conto che altrove già da anni si era su un altro piano, diretto appunto alla definizione di un set – ovviamente coerente e professionale – di efficaci strumenti ed approcci di aiuto. Quindi, anche se l’ICF e noi tutti dobbiamo impegnarci a diffondere la cultura e a sviluppare il mercato del coaching in almeno metà delle regioni italiane, a mio avviso, il coaching professionistico sta procedendo molto bene.

La seconda riflessione riguarda i colleghi: tra i duecento partecipanti di sabato, quanti volti conosciuti, quanti amici, che bell’atmosfera di sintonia sui temi fondanti del coaching, sui nostri comuni cardini professionali. Tanta diversità e tanto allineamento valoriale, grazie ai quali mi sono sentito a casa, al posto giusto.

Quindi: avanti tutta, con fiducia ed energia!

  

  

  

  

  

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